“LA LEGGENDA DEL PIAVE”

Também conhecida como “La canzone del Piave” ou pela primeira estrofe “Il Piave mormorava”... é uma canção patriótica composta em 1918 (recém acabada a I.a Guerra Mundial) pelo napolitano E.A.Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta, que a musicou e interpretou. Acabou se tornando uma espécie de Hino Nacional, tocada em manifestações oficiais mesmo depois de proclamada a República e da adoção do Hino de Mameli, o famoso “Fratelli d’Italia”, composto um século antes como “Il Canto degli Italiani”.


Vejam algumas interpretações de "La Leggenda del Piave" com, abaixo, o texto integral...


La Leggenda del Piave (Canzone del Piave). Di Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario), cantata dal tenore Giovanni Martinelli nel 1918:


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La canzone del Piave, armonizzazione per coro e orchestra di Giovanni Veneri registrazione dal vivo eseguita al Teatro Arcimboldi dal Coro ANA Milano con Orchestra G. Verdi direttore Giovanni Veneri (la foto si riferisce ad un'altra esibizione in Duomo a Milano):


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La leggenda del Piave registrazione del 1964 su etichetta RCA - Banda dell'Arma dei Carabinieri. Dirige il Maestro Domenico Fantini:


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LA LEGGENDA DEL PIAVE -CORO A.N.A. LATINA diretto da Carlo Marchionne.

 

La Leggenda del Piave (Canzone del Piave). Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di EA Mario). Cantata dal Tenore Fiorentino Mario del Monaco.

 

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La Leggenda del Piave
(1918) di E.A.Mario, pseudonimo di Ermete Giovanni Gaeta.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!

Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.

S'udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: "Non passa lo straniero!"

Ma in una notte triste si parlò di tradimento
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l'onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i ponti.

S'udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l'onde.
Come un singhiozzo in quell'autunno nero
il Piave mormorò: "Ritorna lo straniero!"

E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame
voleva sfogar tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!

Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l'onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: "Indietro va', straniero!"

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l'ali al vento!

Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!

Sicure l'Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l'onde.
Sul patrio suol vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!